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Prove in sito: annullato l'obbligo dell'autorizzazione ministeriale.

Accogliendo il ricorso presentato dall’Ordine Nazionale dei Geologi e da tutti gli ordini regionali il TAR del Lazio, con propria sentenza (cfr. Allegato in pdf) ha annullato l'obbligo dell'autorizzazione ministeriale (*) per i soggetti che eseguono indagini insito per scopi geologici/geotecnici, cosa che altrimenti avrebbe:
- procurato un ulteriore paralisi nell'edilizia;
- fatto aumentare di non pochi i costi a carico del committente;
- limitato in modo determinante la discezionalità del professionista.

(*) Il problema discende dalla Circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici n. 7619/STC dell’8 settembre 2010 che impone l’acquisizione di apposita autorizzazione ai Laboratori per l’esecuzione e la certificazione di indagini geognostiche, prelievo campioni e di prove in sito di cui all’art. 59 del DPR n. 380/2001.
Per saperne di più... vedi i pdf. allegati:
 
 
Nota dell'Ufficio Legale
     
 
Sentenza TAR sulle prove in sito


Rocce e terre da scavo. Le ultime novità su quando e come gestirli come sottoprodotto. Cosa cambia per il D.M. 161/2012.

Per quanto riguarda la gestione delle terre e rocce di scavo come "sottoprodotto" (se utilizzati in cantieri diversi da quello di produzione), l'art.41 bis del D.L. 69/2013 ("Decreto del fare", convertito in legge con la L. 98/2013) introduce di fatto una procedura "semplificata" per i piccoli cantieri, come si auspicava da tempo, svincolandoli dai dettami del D.M. 161/2012.

Più precisamente, la situazione che si viene a delineare è la seguente:
- applicazione (come previsto dall’art. 41, comma 2, della nuova norma) del Regolamento di cui al DM 161/2012 per i materiali da scavo derivanti da opere sottoposte a VIA o ad AIA per cantieri superiori a 6000 mc;
- applicazione dell’art. 41Bis D.L. 69/2013 in tutti gli altri casi, quindi non solo per i cantieri inferiori a 6.000 mc, ma per tutte le casistiche che non ricadono nel DM 161/2012.

La nuova norma, applicabile come detto per tutte le casistiche non ricadenti nel DM 161/2012, prevede che il proponente o il produttore attesti il rispetto dei quattro punti (comma 1) che consentono di considerare i materiali da scavo come sottoprodotti e non rifiuti mediante una “autocertificazione” (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ai sensi del DPR 445/2000) da presentare all’Arpa (comma 2) territorialmente competente.

Le attività di scavo devono essere autorizzate dagli enti competenti in quanto attività edilizie e quindi il processo di autocertificazione dovrà comunque essere coordinato con l’iter edilizio. Il produttore (comma 3) deve inoltre confermare l’avvenuto utilizzo alle Arpa in riferimento al luogo di produzione e di utilizzo. Il trasporto (comma 4) avviene come bene/prodotto.

La dichiarazione deve contenere sufficienti indicazioni sulla quantità e qualità dei materiali da scavo e sui siti interessati (produzione, deposito e utilizzo), al fine di permettere la verifica del rispetto delle quattro condizioni (indicate nel comma 1 dell’art. 41bis) indispensabili per poter classificare il materiale come sottoprodotto.

Arpa Piemonte ha predisposto una schema di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà disponibile sul sito istituzionale nella sezione “modulistica”, all’indirizzo:
http://www.arpa.piemonte.it/approfondimenti/modulistica

Le dichiarazioni vanno inviate al Dipartimento provinciale Arpa territorialmente competente rispetto al sito di produzione dei materiali di scavo; per gli indirizzi:
http://www.arpa.piemonte.it/chi-siamo/organizzazione/dipartimenti-provinciali

AIA: http://it.wikipedia.org/wiki/Autorizzazione_Integrata_Ambientale
VIA: http://it.wikipedia.org/wiki/Valutazione_di_impatto_ambientale
Per saperne di più... vedi i pdf. allegati:
 
 
Domande & Risposte: Rocce e terre da scavo
     
 
Rocce e terre da scavo - Indicazioni Procedure Ottobre 2013